Nel 1994 Stefano Benni pubblicò un libro di racconti intitolato L’ultima lacrima. Il primo, e probabilmente più bello, di questi racconti era “Papà va in tv” in cui si narrava il grottesco modo in cui un capofamiglia guadagnava il suo momento di notorietà (idea tra l’altro riutilizzata da Benni anche in un racconto di Bar sport 2000, se non ricordo male). Non vi rivelo come fece il protagonista del racconto a guadagnare l’etere, ma sappiate che a me è bastato molto meno.
I fatti. Giovedì scorso io e mia moglie, su insistenza del pupo, decidiamo per una volta di rompere la consueta routine casa-mare-mare-casa e andare a fare un giro allo zoo dell’isola in cui ci troviamo per le vacanze, la celeberrima e famigerata Albarella (Ro), di proprietà di Emma Marcegaglia. Facciamo il nostro giro, vediamo gli animali, prendiamo il rituale gelato e ci riavviamo verso casa. A un certo punto, ci sorpassa una macchina con lo stemma dell’isola sul fianco, a cui non facciamo troppo caso (ne girano parecchie). Dopo un minuto scarso, però, svoltando l’angolo vediamo un cameraman appostato, solo, pochi metri davanti a casa nostra, intento apparentemente a riprendere il paesaggio ma poi sempre più fisso su di noi. Fingiamo indifferenza, da vip consumati, e andiamo oltre, notando anche che l’auto dell’amministrazione è parcheggiata lì a fianco. Arrivati a casa, 20 metri più in là, facciamo le nostre ipotesi: probabilmente staran girando uno spot promozionale dell’isola, ci diciamo; una specie di documentario da mandare in giro per il mondo, e noi siamo capitati in mezzo ad uno scorcio insulso che verrà sicuramente tagliato.
Il giorno dopo, nel pomeriggio, il mio povero iPhone 3G riesce a trovare un barlume di segnale della Tre (che, sull’isola-paradiso, non prende) sulla spiaggia e mi connetto per controllare la posta e quant’altro. Su Facebook mi dicono che m’hanno visto sul TG3 del Veneto e inizio subito a preoccuparmi: avevo la barba sfatta, ero tutto sudato, avevo la maglietta con questo disegno che nell’isola-covo del capitalismo triveneto poteva essere male interpretata e così via. Comunque, chiamo a casa e dico alla mamma di registrare, quella sera, il TG3 regionale, sperando che rimandino il servizio.
Purtroppo, però, la carenza di notizie dell’estate e il bavaglio che mamma Rai si è autoimposta da anni (decenni?) fanno sì che sia difficilissimo trovare qualcosa di cui parlare nei telegiornali e così pure il TG1 va a ripescare nei servizi mandati in onda dai notiziari regionali. E così il giorno dopo, e cioè sabato, ieri, finiamo pure sul telegiornale di maggior ascolto del paese, edizione delle 13, facendoci notare da varie persone e ottenendo così, complessivamente, un minutaggio di gran lunga maggiore di quello riservato nell’ultimo mese, da Minzolini, a Di Pietro e Bersani messi assieme, e senza dover neppure rinnegare Lenin. L’opposizione, insomma, siamo io, mia moglie e i miei bimbi.