I commenti alla morte di Pietro Taricone, in questi giorni, sono stati moltissimi ma praticamente tutti uguali: non era un grande attore né, forse, un grande uomo, ma era uno che è cresciuto negli anni, è maturato; era, in fondo, un tipo simpatico, uno che piaceva alla gente. Ecco, al di là di tutto, del cordoglio eccetera, la vera domanda che mi ronza per la testa in questi giorni è: perché ci era così simpatico? Perché questa ondata di commozione, perché tutto questo spazio sui giornali, in tv, perfino sui blog che di solito battono altri sentieri? In fondo Taricone era sì famoso, ma non un personaggio sovraesposto: aveva partecipato al Grande Fratello ormai 10 anni fa, e poi solo qualche fiction qua e là, quasi da attore qualunque. Perché allora i mass media, sia quelli più tradizionali che quelli più moderni, gli hanno dedicato uno spazio paragonabile a quello riservato recentemente a mostri sacri della tv come Bongiorno e Vianello?
I motivi, penso, sono molti: sicuramente influisce la penuria di notizie propria dell’estate, così com’è anche vero che la morte “avventurosa” e la giovane età di Taricone (e la bella moglie, e la figlia piccola) colpiscono l’immaginario collettivo. Eppure non è solo questo.
Chi era, Taricone, per gran parte degli italiani? Era un personaggio, anzi IL personaggio, della prima edizione del Grande Fratello, quando ancora si guardava alla trasmissione come a un esperimento sociologico, quando perfino le pagine culturali dei quotidiani dedicavano un certo spazio alle vicende della “casa”. Era facile risultare simpatico in quella combriccola: il solo fatto di sapere dove si trovasse la Liguria ne aveva fatto immediatamente l’intellettuale del gruppo, mentre la spavalderia e la strafottenza che manifestava ad ogni istante non servivano ad altro che a rimarcare che era tutto un gioco, una grande finzione.
Ma, soprattutto, di Taricone la gente ricordava e ricorda ancora oggi il modo in cui sedusse (e trombò) Cristina, ragazza che in realtà neppure gli piaceva e che abbandonò appena si dischiusero le porte della casa, un atto che tutti, al tempo, giudicarono ignobile e disdicevole. Un atto che però, adesso, tutti sembrano ricordare perfino con affetto.
Ecco, credo che questa sia la chiave per capire il lutto di questi giorni: noi, noi tutti, siamo Cristina. Con quella scena notturna, con quella tenda improvvisata in salotto, con quel (forse) vero sesso vissuto per la prima volta in tv, addirittura in diretta, Taricone ci ha sverginati. Siamo stati sedotti e poi abbandonati. E, come un’innamorata tradita, l’abbiamo odiato e disprezzato sul momento ma, adesso che è morto, lo ricordiamo con affetto, come un bulletto palestrato a cui ci siamo concessi e che ora quasi rimpiangiamo: un uomo che ci ha forzato la mano, che ci ha spinti più in là di quanto noi volevamo spingerci, ma a cui adesso ripensiamo quasi con nostalgia, non tanto per lui ma per la fine della nostra innocenza che lui ha rappresentato.