Secondo pareggio consecutivo per la Nazionale ai Mondiali in Sudafrica, qualificazione a rischio e classiche polemiche che montano contro l’allenatore, reo di varie colpe ma in primo luogo di non aver portato i campioni del mondo in testa al girone che sembrava il più facile della prima fase. Ora, io non sono un grande estimatore di Lippi, sia per questioni calcistiche che extracalcistiche, ma una parola per lui in questo caso la vorrei spendere.
Vediamo, una per una, le principali critiche che gli vengono rivolte dalla stampa.
1) Le convocazioni: la critica principale è quella di non aver portato Cassano al Mondiale. Ora, Lippi sostiene di non aver lasciato a casa nessun giocatore in grado di risolvere la partita da solo. Sono d’accordo con lui: Cassano è un buon giocatore ma non è Baggio, l’unico, forse, che nella storia dei Mondiali ci abbia portato avanti da solo. Dal punto di vista puramente calcistico, Cassano mi sembra molto più simile a Roberto Mancini: un giocatore tecnicamente dotato, ottimo nelle squadre di fascia medio-alta ma incapace di incidere veramente quando si arriva al top. Cassano le sue occasioni ad altissimi livelli le ha avute: al Real, agli Europei di due anni fa. E le ha fallite. E, si badi bene, non ha fallito a causa del suo carattere: al Real han sopportato talenti ben più bizzarri del suo e nella Nazionale di Donadoni era già iniziata l’operazione di “recupero” del suo caratteraccio. No, Cassano ha fallito semplicemente perché non ha i numeri per risultare decisivo a certi livelli. Ripeto: non è Baggio, ma non è nemmeno Totti o Del Piero, e forse non è nemmeno Zola. Se a questo aggiungiamo i rischi a livello spogliatoio (in fondo, per quanto “rinato”, anche quest’anno Cassano è stato messo fuori squadra da Delneri e non mi avrebbero stupito alcune sue uscite Anelka-style se fosse stato presente in Sudafrica), la sua esclusione non mi pare un dramma nazionale. Certo, lo si poteva anche portare, ma qualsiasi altro allenatore di personalità l’avrebbe lasciato a casa, Capello in primis.
Chi altro è stato escluso? Ah, sì: Balotelli. Ecco, con l’interista il discorso è lievemente diverso: Balotelli in prospettiva può diventare un grande giocatore e anche alla Nazionale di Lippi avrebbe fatto comodo perché è giovane, irruente, talentuoso e non ha certo paura di metterci la faccia (al contrario di Pepe e Di Natale, portati in Sudafrica per saltare l’uomo e poi intestarditisi a crossare sempre e comunque nonostante le indicazioni di Lippi e il fatto che i centrali difensivi neozelandesi fossero alti 2 metri). Anche per lui, però, vale il discorso spogliatoio: uno come Balotelli, Gattuso se lo sarebbe menato al secondo giorno di ritiro.
Al di là di queste due esclusioni, mi sembra che tutte le altre convocazioni fossero inevitabili: si è portato in Sudafrica tutto quello che c’era. E, diciamolo, quello che c’era non era granché. Basta fare un confronto con il 2006 e vedere la caratura dei giocatori che allora furono convocati da Lippi: nella formazione-base di quei Mondiali c’erano infatti almeno 7 giocatori che avrebbero benissimo potuto giocare (e/o giocavano) per un top team europeo (Buffon, Zambrotta che sarebbe passato al Barcellona, Cannavaro al Real, Pirlo, Gattuso, Camoranesi e Totti), 2 giocatori lievemente al di sotto di quel livello (Materazzi e Perrotta, che comunque fecero un gran torneo) e 2 “scommesse” rivelatesi vincenti (Grosso e Toni), senza contare le riserve o gli infortunati di lusso (Del Piero, Inzaghi, Nesta, De Rossi, Gilardino). Oggi i possibili giocatori da top team si sono ridotti a 2 (Chiellini e De Rossi), ci sono altri 3 giocatori ad un gradino lievemente più basso (Gilardino, Iaquinta e forse Montolivo), si è creato l’inedito gruppo delle vecchie glorie (Zambrotta, che comunque se la sta cavando bene, e Cannavaro, meno bene) e le scommesse sono quindi ben 4 (Marchetti, Criscito, Pepe e Marchisio). La squadra, insomma, oggi è meno forte perché in primo luogo meno forti sono i giocatori disponibili.
2) L’attacco: si dice che Cassano e Balotelli dovevano esserci perché l’attacco non funziona (e che, per lo stesso motivo, dovrebbe avere più spazio Di Natale, il capocannoniere della serie A). Al di là del fatto che Di Natale abbia dimostrato ben poca personalità in tutte le occasioni in cui gli si è dato spazio, bisogna capire che il vero problema dell’Italia non è l’attacco ma la difesa. Il problema, infatti, non è il fatto che facciamo pochi gol contro squadre arroccate in difesa: il problema è che subiamo gol e quindi per loro diventa più facile difendersi e per noi girare a vuoto.
Mi spiego meglio. Nel 2006, nelle tre partite della fase preliminare, segnammo 5 gol contro squadre di discreto livello (Ghana, Usa e Repubblica Ceca). Ma in che modo segnammo? Vi rinfresco la memoria.
- contro il Ghana, gol di Pirlo con tiro da fuori area e raddoppio di Iaquinta, in contropiede dalla nostra metà campo, a sfruttare l’errore di un difensore
- contro gli Usa, Gilardino di testa su punizione battuta da Pirlo
- contro la Repubblica Ceca, gol di Materazzi di testa da calcio d’angolo e raddoppio di Inzaghi in contropiede quando loro ci stavano assediando
Non vi basta? Andiamo avanti.
- contro l’Australia, Totti su rigore
- contro l’Ucraina, Zambrotta da fuori area, Toni di testa su calcio d’angolo e, primo gol su azione manovrata, ancora Toni su assist di Zambrotta
- contro la Germania, Grosso sugli sviluppi di un calcio d’angolo e Del Piero in contropiede
- contro la Francia, Materazzi di testa da calcio d’angolo
Facciamo un po’ di conti, quindi. Se consideriamo come un’azione quella che ha portato in gol Grosso contro la Germania, allora abbiamo 2 gol su 7 partite nati da azioni manovrate. Sì, la miseria di 2 gol, il 17% del nostro totale realizzativo. Il resto è arrivato esclusivamente da calci piazzati, tiri da fuori e contropiedi. Addirittura 2 gol su 3 al nostro vincente Mondiale di quattro anni fa vennero da calci piazzati o contropiedi.
Finora, in questo Mondiale, com’è andata? Due gol, uno di De Rossi su zampata da calcio d’angolo e uno di Iaquinta su rigore. Direi che siamo in linea. Cosa ci manca per ritornare ai livelli, quantomeno realizzativi, di quattro anni fa? Due cose: i gol da fuori area e i contropiedi. Per quanto riguarda i primi, bisogna dire che non siamo stati molto fortunati: Pirlo, il nostro miglior tiratore, è fuori; Montolivo c’ha provato in entrambe le partite ma col Paraguay ha trovato una grande risposta del portiere e con la Nuova Zelanda il palo; Zambrotta ha sfiorato anche lui l’incrocio nell’ultima gara.
Per quanto riguarda i contropiedi, però, la colpa, come detto, è della difesa. Nel 2006 vincevamo così: passavamo in vantaggio in uno dei modi descritti; poi, solidissimi in difesa, li aspettavamo, li lasciavamo sfogare e infine in contropiede chiudevamo la gara. Ora non si può più fare perché non siamo più noi a passare in vantaggio, ma loro, in entrambi i casi su palle inattive. Per una squadra come la nostra che fa storicamente fatica a trovare il gol semplicemente facendo girare la palla, questo significa complicarsi dannatamente la vita. Significa dare agli avversari la possibilità di chiudersi a riccio e non trovare più spazi per rendersi pericolosi, soprattutto se questi avversari sono attenti sulle palle inattive.
Lippi, certamente, ha delle colpe: in primis, secondo me, quella di non essere sicuro dei suoi uomini e del modulo, come dimostrano i cambi all’intervallo o comunque affrettati. Probabilmente si rende conto che questa squadra non è forte come quella del 2006 e tenta di correre ai ripari. Ma la colpa degli scarsi risultati ottenuti finora, insomma, credo non sia principalmente sua.