Nanni Moretti è stato uno dei pochi, pochissimi geni artistici della nostra storia recente. “Ecce bombo”, “Bianca”, “Palombella rossa”, “Caro diario” e gli altri film del primo periodo sono l’opera di un indiscutibile genio: e chi non concorda, per quanto mi riguarda, o non li ha visti o non è abbastanza intelligente per capirli.
Ripeto, non sono l’opera di un grande regista o di un grande sceneggiatore: sono l’opera di un genio, che è una cosa ben diversa. Sono incompleti, farraginosi, squilibrati, maniacali, ma dietro a questi difetti nascondono delle qualità a cui nessun bravo regista o bravo sceneggiatore potrà mai avvicinarsi. È come con Nietzsche: è confusionario, imperfetto, contraddittorio, incompleto, ma ti apre gli occhi sul mondo.
Questo, per quanto mi riguarda, fino a “Caro diario” compreso. Poi le cose sono cambiate: la genialità di Moretti si è come assopita, seppellita in trame “normali”, in storie che non hanno più il suo marchio distintivo. È come se Nietzsche, per continuare il paragone, si fosse messo a scrivere “Via col vento”: per carità, qualche colpo di genio ogni tanto esce ancora, ma in ogni caso alla fine ti viene da chiederti: «Ma perché? Che bisogno c’era?». Questa è stata, più o meno, la mia reazione davanti ai film morettiani degli ultimi anni, da “La stanza del figlio” in poi. Lo so che “La stanza del figlio” è piaciuto più o meno a tutti, ma a me no: è un film che poteva fare qualsiasi altro regista, magari americano, magari facendolo recitare pure meglio. “Habemus papam”, a differenza dei suoi predecessori, ha un soggetto più originale, ma la sostanza non cambia: è un film che non dice nulla, o meglio dice poco, sul mondo. Sì perché è paradossale: quand’era giovane, nei suoi “film egocentrici e presuntuosi”, Moretti voleva parlare di sé ma finiva per parlare del mondo; oggi vuole parlare del mondo, almeno in apparenza (la famiglia, Berlusconi, il papa; e infatti il ruolo di protagonista è sempre più affidato ad altri), ma finisce per parlare solo di sé. “Habemus papam”, infatti, metafora della paura e dell’inadeguatezza di fronte al ruolo di guida (politica?), non ha nessuna valenza universale, né tenta di spiegare alcunché (davanti alle domande degli psicanalisti, il papa non riesce mai a spiegare il motivo delle sue crisi, tanto che l’unica spiegazione rimane il comico “deficit di accudimento”): presenta solo una situazione, uno stato di cose che riguarda ormai il solo Moretti (e anche “Il caimano”, al di là dell’espediente antiberlusconiano, riguardava in realtà solo il suo rapporto matrimoniale).
Quindi no, “Habemus papam” non mi è piaciuto granché. Oggettivamente è anche un bel film, ma personalmente mi ha deluso, perché sotto sotto spero ancora di ritrovare Michele Apicella, l’acido e stralunato castigatore di chi gli sta attorno. Per questo ho scritto, altrove, che speravo di vedere Moretti eseguire una delle sue scivolate, tipiche in “Bianca”, nei corridoi del “Vaticano”. Ma la scivolata non è arrivata.
Ero quindi pronto a scrivere, anche più dettagliatamente, le cose che ho scritto fin qui quando mi sono imbattuto in alcuni giudizi dei vescovi cattolici (li trovate, se volete farvi un giro negli orrori della mente, qui, qui, qui e qui). Ve li riassumo: senza averlo visto, accusano il film di Moretti di essere l’opera del demonio, volto a martirizzare la chiesa cattolica e ad attaccare il papa e i cristiani tutti. I toni sono molto duri: «La chiesa da sempre è abituata alle persecuzioni [sì, vabbè, dillo ai valdesi, ndr] e non sarà certo Moretti a sconfiggerla», «Questo film […] pensa che la chiesa sia oggi che nel passato sia stata guidata da gente senza fede o poco sana di mente [ah, perché Alessandro VI Borgia era un santo?]», «Gli islamici forse avrebbero incendiato i cinema o tentato di uccidere per blasfemia il regista. Credo che molti oggi approfittino della tradizionale mitezza dei cattolici, che spesso viene presa per dabbenaggine o rassegnazione [della serie: la libertà di parola e opinione è una nostra gentile concessione]», «Satana è sempre esistito, esiste ed esisterà, pertanto non vi è da stupirsi se alcuni registi o attori danno vita a roba del genere», «Lanciare dei bei pomodori sia al regista che al film, se li merita tutti. Moretti, nella sua presunzione enciclopedica, pensa di denigrare la chiesa, ma non ha capito nulla. La Chiesa resiste sempre, ha Cristo alle sue spalle, nessuno riesce ad abbatterla, figuriamoci Nanni Moretti, se lo sogna». Le citazioni sono fedeli, ho solo aggiunto qualche virgola perché, si sa, i vescovi cattolici hanno altro a cui pensare, hanno Gesù Cristo alle spalle quindi non hanno bisogno di stare attenti alla grammatica.
Ora, la domanda è: ma magari vedersi il film? No, perché, chiariamo: cosa c’è di anticattolico in “Habemus papam”? Basta guardarsi un qualsiasi serial americano per trovare accuse ben più gravi, tra preti pedofili ed intrighi politici.
Qual è il problema? Che il papa rifiuti l’incarico? È già successo in passato, con Celestino V.
Che la figura del papa risulti troppo umana? E da quando in qua il papa non è un essere umano?
Che lo Spirito Santo possa sbagliare? Ah perché in passato c’ha sempre azzeccato? Davvero? Ma ci credete davvero davvero? Anche con Galileo aveva ragione lo Spirito Santo?
Oppure il problema sono i cardinali che prendono gli ansiolitici? Be’, se anche non fosse vero è credo evidente a tutti che alcuni cardinali ne avrebbero palesemente bisogno.
No, sapete qual è il vero problema? È che “Habemus papam”, che in realtà nei confronti del Vaticano è morbidissimo (se non giusto nel finale), ha il difetto di essere italiano e non parlare della chiesa in tono apologetico. In Italia, come “Boris” insegna, si possono fare solo fiction sul “giovane Ratzinger” che corre felice nei prati quando gli annunciano la scoperta del vaccino contro la poliomelite. Tutto il resto è da prendere “a pomodori in faccia”, come insegnano le regole della tolleranza e dell’amore per il prossimo.