Stamattina, preso dall’estasi (sono ironico) della preparazione delle consuete e annuali lezioni su Hegel, ho buttato lì su Twitter che Hegel era il Minzolini dell’Ottocento. Una marea di gente (chi l’avrebbe mai detto che ci fosse così tanto interesse su Hegel?) me ne ha chiesto le ragioni, e quindi eccole qui, elencate ordinatamente.
1) È risaputo che Hegel era un coglione. Milioni di studenti negli ultimi 50 anni non possono essersi sbagliati (le mosche con la merda sbagliano, ma gli studenti con Hegel no). Ora, qual è l’epiteto che il pubblico italiano rivolge più volentieri a Minzolini? Ecco, visto? Primo punto in comune.
2) La filosofia hegeliana è stata spesso (e a ragione) accusata di giustificazionismo. Se vi ricordate qualcosa dei vostri studi liceali, sapete che l’aforisma centrale del pensiero hegeliano è: «Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale». Cioè, in sostanza l’Assoluto, nel suo divenire, compie un percorso in cui ogni momento storico è una tappa necessaria e razionale. Detta in altri termini, ogni realtà storica, anche la più brutale e apparentemente inspiegabile, occupa un posto nel percorso di realizzazione dello Spirito. Ancora, ogni situazione politica, ogni realtà storica è sempre perfettamente razionale. La filosofia, infatti, non serve a cambiare il mondo, ma solo a spiegarlo e giustificarlo: il mondo non va cambiato perché non potrebbe essere più razionale di quanto già non sia. Tornando all’oggi, per praticamente tutta Italia la situazione politica ed economica è preoccupante, non funziona, bisogna attuare dei cambiamenti; per il direttorissimo del Tg1, invece, tutto va per il meglio, tutto è perfettamente a posto, tutto è perfettamente razionale. Il suo tg è come la nottola di Minerva hegeliana: prende il volo sul far del crepuscolo (alle 8 di sera, infatti), quando la realtà è già bella che formata; il suo tg non serve a cambiar le cose, ma solo a descriverle e giustificarle.
3) Per Hegel, dicevamo, lo Spirito compie un percorso di realizzazione che culmina nello Stato (in particolare quello prussiano), che è l’esplicazione terrena della volontà divina, è l’ingresso di Dio nel mondo, il vertice della razionalità. Lo Stato non è sottoposto a norme morali, né a organi internazionali. Cambiando la parola Stato con la parola Berlusconi, entriamo nel puro minzolinismo (con la postilla che per lui Berlusconi non dovrebbe essere sottoposto nemmeno alla legge, mentre invece Hegel era molto più moderno perché la legge, per lui, stava sopra il singolo governante).
4) Per Hegel gli uomini non rappresentano il fine della storia, ma semplicemente dei mezzi che lo Spirito utilizza per far andare avanti il suo percorso di realizzazione. L’unica eccezione sono quelli che Hegel chiama “eroi” o veggenti, che sanno leggere in anticipo l’evoluzione della storia e la cavalcano, trainandola in avanti: gli esempi citati dal filosofo tedesco sono, tra gli altri, Cesare e Napoleone. È risaputo che il buon Silvio, d’altra parte, è stato spesso paragonato (anche dai suoi fedelissimi, come dimostrano certe intercettazioni) sia a Cesare che a Napoleone (non solo per la statura), mentre è altrettanto noto che Minzolini si sente un mezzo a completa disposizione del suo Spirito, meglio noto come Berlusconi.
5) L’appoggio filosofico incondizionato che Hegel dà alla monarchia prussiana gli frutta onori, la prestigiosa cattedra dell’Università di Berlino e il rettorato nella stessa università. Schopenhauer non a caso lo chiamava «sicario della verità» e «ciarlatano pedante», accusandolo tra le righe di aver costruito un sistema filosofico solo per far carriera. Ora, l’appoggio di Minzolini al Cavaliere gli ha fruttato la direzione del primo tg italiano, e le accuse che Schopenhauer rivolgeva a Hegel hanno sicuramente per Minzo un che di familiare.
N.B.: qualche hegeliano là fuori (lo so che esistete, da qualche parte) mi potrebbe obiettare: sì ma Hegel era un genio, ha avuto certe pensate che le studiano ancora oggi. Vero, ma non escludo che anche Minzolini qualcosa di buono in vita sua l’abbia fatto. Ad esempio ha recitato in “Ecce bombo”, che diamine.