Ogni tanto qualcuno, leggendo i miei tweet sulla scuola, finisce per dirmi: «Mamma mia, ma i giovani d’oggi sono proprio ignoranti». Mi sembra doverosa, in realtà, una precisazione.
Secondo me i giovani d’oggi non sono più ignoranti di quanto non lo fossimo noi alla loro età, o i nostri genitori, o i nostri nonni; tutti noi abbiamo avuto delle falle più o meno clamorose, tutti noi abbiamo avuto un compagno che ci faceva cadere le braccia non conoscendo cose elementari. Semplicemente, le generazioni attuali hanno delle falle diverse dalle nostre, ed è per questo che ce ne stupiamo. Ad esempio non sanno cos’è il comunismo, però in compenso hanno ben chiaro come si fa a modificare una pagina di Wikipedia, al contrario di molti loro professori; non conoscono praticamente nessuno dei più famosi passi evangelici, ma in compenso capiscono bene cos’è la propaganda e sanno gestire i mass media in maniera molto più agile e smaliziata di quanto facessimo noi. D’altronde, quando ero al liceo io i miei prof lamentavano che non conoscevamo i miti greci, che non conoscevamo l’analisi logica e così via, quindi ogni generazione in qualche modo disprezza quella successiva.
In realtà credo che la quantità di conoscenze dei ragazzi di oggi sia simile a quella della mia generazione e delle generazioni precedenti; diversi sono i contenuti, e per questo, ai vecchi, i giovani paiono sempre degli ignoranti: semplicemente perché non conoscono cose che i vecchi ritengono fondamentali (ma forse non lo sono più così tanto) e invece ne conoscono altre che i vecchi ritengono inutili (e invece non lo sono così tanto).
E allora perché riporto gli strafalcioni dei poveri giovanotti che mi capitano sotto tiro? Sia chiaro: non per fare il grammar nazi; i miei studenti sanno bene che non sono per nulla una persona intransigente o a cui piace umiliarli, tutt’altro. In fondo, se non sanno le cose la colpa è in buona parte anche della scuola. No, i motivi per me sono essenzialmente due: in primo luogo, perché mi fanno morire dal ridere; in secondo luogo, perché mi (e, spero, ci) ricordano che siamo stati ignoranti anche noi, un tempo (e che qualcuno lo è ancora). Ci insegnano che nessuno nasce acculturato e che la conoscenza è una lunga e faticosa conquista. Ci insegnano, mi pare, ad essere comprensivi nei loro confronti, perché loro sono spesso le vittime di un sistema educativo (che comprende in primo luogo le famiglie, poi la scuola e infine la società in generale, con i suoi giornali, le sue tv ecc.) che funziona poco, con mille difetti e mille mancanze. Ci insegnano, e qui esagero, a non sbraitare contro chi non la pensa come noi, a non dargli del pazzo o del cretino, ma a cercare di metterci nei loro panni, a cercare di capire il loro punto di vista. Ci insegnano, insomma, ad essere socratici, nel senso più nobile del termine.